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Antonio Neri (Hpe): 4 miliardi sull’edge per ridurre lo spreco dei dati

Il Ceo della multinazionale annuncia a Milano la necessità di puntare su un edge ibrido che migliori la gestione dei dati

«Entro il 2023 la maggior parte dei dati sarà creato in edge, non in cloud o in datacenter. Per questo stiamo puntando così tanto sull’intelligent edge, perché è quello che ci permette di lavorare e creare informazioni dove ci troviamo, sul luogo di lavoro o a casa. La nuova sfida è “unire i puntini” e mettere insieme da una parte miliardi di persone, dall’altra migliaia di miliardi di dispositivi che generano dati per creare un mondo interamente connesso, sia esso fisico o virtuale». Antonio Neri, Presidente e Ceo di Hpe, a Milano per l’evento Discover More, spiega le strategie dell’azienda che guida da ormai 18 mesi.

 

Stefano Venturi e Antonio Neri sul palco del Discover More

 

«L’edge – continua il numero uno di Hpe – è il luogo che consente più di qualsiasi altro di sviluppare e integrare tecnologia. Il futuro, ovviamente, sarà ancora più connesso e per questo avremo bisogno di milioni di cloud interconnessi. Ma con l’edge si potranno gestire tutti i dati insieme alla digital transformation in maniera ancora più efficiente. Per questo abbiamo deciso di investire quattro miliardi di dollari nell’intelligent edge, perché oggi il 94% dei dati in edge viene sprecato; il nostro obiettivo, invece, è arrivare a usare ogni singolo byte. Perché, e non è certo una novità, siamo convinti che nei prossimi anni le imprese di successo saranno sempre più quelle orientate a una gestione intelligente e ottimizzata dei dati. Come nel caso di Mercedes AMG, la scuderia di Formula Uno che sta dominando anche questo campionato perché sa usare correttamente la tecnologia e con cui abbiamo una partnership dallo scorso anno».

«Pensiamo che il cloud – conclude Neri  – non sia una destinazione, ma un’esperienza. I data scientist amano il cloud perché è veloce e consente di impiegare le applicazioni con agilità. Proprio per questo siamo convinti che la cloud experience sia il nuovo asset su cui puntare per rendere l’intero processo più agevole. Stiamo vivendo la prima generazione del cloud, la prossima sarà quella che permetterà una gestione ancora più efficace dei dati. Oggi abbiamo 1,2 miliardi di miliardi di dati generati ogni giorno, tra due anni saranno il doppio del complessivo delle informazioni create nella storia dell’umanità».

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