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Anie: per Industria 4.0 non basta un master, ci vuole una rivoluzione culturale. Se no…

di Marco Scotti ♦ Il gap scuola mondo del lavoro, anche nel campo delle digital skills, rimane molto ampio: ed è un male, visto che il comparto delle tecnologie per l’automazione di fabbrica, di processo e delle reti, è in controtendenza rispetto al deludente andamento generale dell’ industria. Il presidente di Anie Automazione Fabrizio Scovenna ci spiega le iniziative dell’associazione per favorire la creazione di competenze per la fabbrica del futuro

 «Come Anie Automazione siamo impegnati anche nella formazione. Nelle scorse settimane, a Parma, abbiamo creato un’area didattica per la realizzazione di moduli formativi per gli insegnanti, con il contributo del Miur. Mai come oggi le risorse digital skilled sono carenti e bisogna lavorare molto. C’è il rischio che dei posti di lavoro vengano tagliati dall’automazione, ma bisogna almeno cercare di preservare quelli che ci sono. Per quanto riguarda il nostro settore, siamo tranquilli perché continuiamo ad avere dati incoraggianti, con numeri in crescita anche per quanto concerne l’export». Fabrizio Scovenna, presidente di Anie Automazione, spiega in un’intervista esclusiva a Industria Italiana perché iniziative come il Master Anie per Industria 4.0 siano un ottimo modo per incrementare le competenze nel settore e riuscire a mantenere un trend di crescita che si è consolidato negli ultimi cinque anni.

 

Fabrizio Scovenna Sps-ICP-1958
Fabrizio Scovenna, presidente di Anie Automazione

Il master

Nei giorni scorsi Anie ha annunciato di aver istituito un master per Industria 4.0 realizzato in collaborazione con Confindustria, Comitato Elettrotecnico Italiano e Imq. Si tratta di un ciclo di seminari formativi volti ad approfondire le soluzioni tecnologiche e i principali aspetti fiscali, normativi e di business che le imprese si trovano a gestire per adeguarsi all’innovazione industriale. I moduli del master si rivolgono a profili professionali specifici, dai livelli manageriali alle figure con responsabilità decisionali e verrà erogato tra il 20 marzo e il mese di giugno di quest’anno. Sarà articolato in quattro macro-aree tematiche: finanza, per approfondire le misure previste dalla Legge di Bilancio 2019 per le imprese che investono in innovazione; competenze, per analizzare l’urgenza di reskilling del personale dipendente e delle nuove figure; standardizzazione, per informare i partecipanti sugli sviluppi dell’attività normativa e legislativa legata allo Smart Manufacturing; e tecnologie, in cui verranno presentate le principali novità per l’industria 4.0. In particolare si parlerà di manifattura additiva, di blockchain, di cybersecurity, di intelligenza artificiale, di big data e di realtà aumentata.

Anie Automazione e la formazione

Il ruolo di Anie Automazione per quanto concerne la formazione è sempre stato di promozione, per creare le competenze di cui c’è bisogno nella fabbrica di nuova concezione. Il “gap” tra scuola e lavoro, infatti, rimane altissimo, soprattutto in un paese come l’Italia in cui mancano corsi universitari o di formazione in grado di creare figure professionali simili a quelle che sono presenti – in forze – in Germania. «Come Anie Automazione – ci spiega Scovenna – facciamo formazione. Per questo possiamo dire “meno male che è stato prorogato il credito d’imposta sulla formazione” perché per noi era determinante. Era in forse nella Legge di Bilancio 2019, oggi invece è inserito stabilmente e questo non può che renderci felici. Dal punto di vista della formazione vogliamo sviluppare non solo l’awareness, cioè che cos’è Industria 4.0 e quali sono le tecnologie abilitanti, ma bisogna anche accrescere la cultura. Questo è un approccio molto più vasto che non può limitarsi a dei corsi.»

«Iniziative come quelle del master sono sicuramente importanti, ma dobbiamo dare vita a un intero processo che permei diverse aree della società. Vogliamo avviare un percorso con il Ministero dell’Istruzione perché oggi scontiamo l’assenza di istituti tecnici superiori e corsi universitari specializzati. Siamo inferiori, da questo punto di vista, non soltanto ai tedeschi, che giocano in un campionato a parte, ma anche agli spagnoli. E questo è scandaloso. Non siamo riusciti a creare degli insegnamenti che formassero i “diplomat ingenieur” tedeschi, che è una figura professionale che ha specifiche competenze senza aver frequentato l’università. Ci manca qualcosa di atavico dal punto di vista delle competenze».

Gli insegnanti e le nuove figure professionali

Anie Automazione ha dovuto quindi “inventare” nuovi modi per riuscire a colmare quelle carenze di figure professionali che servirebbero come il pane nelle aziende di oggi ma che continuano a mancare. «Come Anie Automazione – prosegue Scovenna – stiamo cercando di innalzare le competenze. Nelle scorse settimane, a Parma, abbiamo creato con Sps un’area didattica dove, con il contributo del Miur, abbiamo realizzato dei moduli formativi che si rivolgono agli insegnanti. Questo significa che non vogliamo più rivolgerci soltanto ai clienti, ma stiamo adottando un approccio più sistemico: vogliamo formare educatori che a loro volta trasferiscano le competenze ai tecnici del domani. A volte la politica dovrebbe guardare più alla scuola.»

«Mai come oggi, infatti, le risorse digital skilled scarseggiano: c’è sicuramente il rischio che l’automazione tolga posti di lavoro, ma c’è anche il rischio che, se non si riqualifica all’interno delle aziende, ci si trovi in una situazione di peggioramento perché non solo mancano le figure professionali, ma si perde progressivamente competitività. Un circolo vizioso che porta a perdere ulteriori posti di lavoro e così via. Convertire quello che c’è oggi, invece, permette di salvaguardare molti impieghi. Molti studi di consulenti, ad esempio, ci dicono che sono destinati a sparire le tipologie di lavoro più semplici e ripetitive. Ma se ne creeranno molte altre per le quali è necessario avere le competenze giuste. Il nostro compito deve essere quello di aiutare a crearle. E qui non basta il forum, il master o la fiera: servono approcci integrati e sistemici».

 

Macchina per l’automazione

Il 2019 per Anie Automazione

Nonostante il rischio di perdita di posti di lavoro se non si procede a una rapida e sistematica riqualificazione delle figure professionali, il comparto in cui Anie Automazione è inserita sta vivendo un periodo di grande prosperità. Il 2019 e lo stesso 2020 vengono visti dagli appartenenti all’associazione come due anni di ulteriore crescita, dopo un trend iniziato addirittura nel 2012. «Abbiamo condotto alcune analisi – racconta il presidente di Anie Automazione – presso i nostri associati e abbiamo scoperto che una percentuale che oscilla tra il 60 e il 70% vede il 2019 e il 2020 come anni a cui guardare con grande serenità e ottimismo. Solo un 15, 20% prevede una contrazione rispetto al 2018. Ovviamente parliamo di un sentiment di gennaio, ma intanto dobbiamo segnalare questa tendenza.»

«Io credo che, dopo la fase di chiusura e di rallentamento globale che ha caratterizzato il 2018 e che è ancora in corso, ora assisteremo a momenti un po’ diversi. Ribadisco che Anie Automazione opera in uno scenario decisamente migliore di quello di tanti altri: la situazione politica non ci ha molto aiutati, e la continuità negli investimenti digitali è venuta un po’ meno. Nei primi sei mesi del 2018 avevamo registrato una crescita tendenziale dell’11%, mentre abbiamo chiuso l’anno con un +8,3%, abbiamo lasciato per strada tre punti percentuali. Però parliamo di un incremento prossimo al 10% rispetto a un anno, il 2017, che era stato quello dei record. Dopo il calo del 2009 e una flessione leggera nel 2012 siamo al sesto anno consecutivo di crescita e la sensazione è che in Italia ci sia ancora voglia di investire, anche se magari con un ritmo più ridotto».

I contributi all’industria 4.0

Condizione necessaria per il mantenimento della tendenza di investimento è che vengano confermati i contributi all’Industria 4.0, che sono stati prorogati fino al 31 dicembre – anche se con modalità differenti rispetto al passato – ma che rimangono il convitato di pietra quando si parla di questo tema. «Se dovessimo avere una conferma anche dopo il 31 dicembre – conclude Scovenna – credo che avremmo uno scenario perfetto per continuare con gli investimenti degli ultimi anni. Oltretutto, nel contesto globale l’Italia va benissimo con l’export. Però bisogna riuscire a differenziare un po’: la Germania pesa per un quarto delle esportazioni italiane, soprattutto per il manifatturiero. Un rallentamento di Berlino, quindi, diventa un problema serio per il nostro paese. Credo però anche che la creatività italiana e la capacità di trovare nuovi mercati ci possa aiutare a rialzare la testa. Oggi la stragrande maggioranza delle imprese di Anie Automazione esporta, anche con quote altissime: in alcuni casi si supera il 90%. È da questi numeri che dobbiamo ripartire».

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