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L’economia reale italiana potrebbe ricrescere grazie ai Pir?

in Finanza reale/Inside

di Laura Magna ♦ Debuttano i nuovi fondi speciali per gli investimenti a lungo termine, destinati soprattutto a infrastrutture e industrie. Ne parliamo con Barbara Lunghi (Borsa Italiana) e Tommaso Corcos (Eurizon)

La ripresa industriale italiana dà timidi segnali di ripresa. Ma il rassicurante +0,7% segnato a novembre è solo un primo passo  che non necessariamente sancisce una direzione definita per la nostra industria che, rispetto al periodo pre-crisi, ha perso il 25% del suo valore. Numeri abnormi che devono essere arginati: innanzitutto fornendo alle imprese liquidità per realizzare i propri piani di sviluppo.

Un trasferimento necessario soprattutto per quella parte di economia reale con il maggior fabbisogno finanziario e le maggiori difficoltà a reperire risorse tramite il canale bancario. A garantirlo potrebbero essere i Pir, i Piani individuali di risparmio introdotti nell’ultima legge di Stabilità. Una vera innovazione che arriva in Italia con l’intento di contribuire alla crescita delle imprese, anche e soprattutto medie e piccole, che costituiscono l’ossatura dell’industria italiana, e di dare gas a un rinnovato sviluppo del Paese. Lo faranno, secondo lo stime del governo, con un apporto di 18 miliardi in cinque anni e facendo crescere gli scambi in Borsa tra il 5 e il 10%.

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Barbara Lunghi, head of Primary Markets di Borsa Italiana

Ma di cosa parliamo con esattezza? Di panieri costruiti da operatori dell’industria del risparmio (SGR o compagnie di assicurazione) rispettando alcuni criteri minimi, il più importante dei quali in termini di composizione. Una quota di almeno il 70% di questi Pir dovrà essere investita in strumenti quotati e non quotati emessi da società italiane o con stabile organizzazione in Italia (e di questo 70%, un 30% in società fuori dal Ftse/Mib, sui listini alternativi come Aim ma anche su aziende non quotate).

Orientare i risparmi degli italiani sulla crescita domestica

 «I Pir sono un’innovazione importante innanzitutto perché potenzialmente mobilitano tante risorse – dice a Industria Italiana Barbara Lunghi, head of Primary Markets di Borsa Italiana – quello delle famiglie italiane è uno dei bacini di risparmio più importante in un contesto europeo e forse mondiale e che lo si voglia direzionare a favore delle PMI attraverso la gestione del risparmio è una misura forte con molta potenzialità ». I 18 miliardi di liquidità che stima il governo dovrebbero arrivare attraverso la sottoscrizione di 360mila Pir da parte di privati e investitori professionali.

Una cifra interessante che è anche suscettibile di aggiustamenti al rialzo se SGR e compagnie di assicurazione promuoveranno lo strumento anche in termini di comunicazione. « Gli operatori si stanno esercitando su numeri anche più ambiziosi di quelli del governo, basandosi sulla enorme capacità di risparmio degli italiani e sul fatto che questi strumenti ben si prestino a investimenti pazienti, che danno i loro frutti in un tempo non inferiore ai cinque anni », continua Lunghi, sottolineando anche che  «lo strumento di cui parliamo non è un’innovazione assoluta, ma ha dei precedenti in Francia e in Regno Unito che hanno dato ottima prova di funzionamento». I precedenti a cui Lunghi si riferisce sono i Plan d’Epargne en Actions (PEA) e gli Individual Savings Accounts, formule che godono, come i Pir, di incentivi importanti per chi investe, a fronte dei vincoli a cui è necessario sottostare.

Area industriale vicino a Como
I Pir possono contribuire alla crescita soprattutto delle piccole e medie imprese. Nella foto un’area industriale nei pressi di Como

Gli incentivi sono sostanzialmente di tipo fiscale: per cinque anni e per un tetto di 30mila annuo – che è la somma annuale massima investibile per la persona fisica – il risparmiatore che compra quote di Pir ha diritto all’esenzione da tassazione dei redditi generati dall’investimento. A patto di rispettare i vincoli che in parte abbiamo già descritto: ovvero la composizione che favorisca le PMI italiane, la detenzione in portafoglio per almeno cinque anni per garantire continuità della linea di liquidità ed evitare speculazioni. E il divieto di concentrazione, che impone che non ci sia più del 10% del valore complessivo in strumenti finanziari emessi o stipulati dallo stesso emittente.

«Il vincolo della detenzione è particolarmente importante – prosegue Lunghi – soprattutto se parliamo di PMI : parliamo di pazienza dei capitali, di avere sottoscrittori di fondi e polizze che lasciano questa liquidità in mano alle aziende per un tempo lungo abbastanza da portare a termine i progetti di sviluppo». Che è poi l’elemento che stimolerà la crescita.

E fuori dalla Borsa?

Una delle possibili défaillance che ai Pir sono già state imputate è che potrebbero comunque lasciare fuori una grande fetta di economia reale, limitandosi con ogni probabilità le SGR a pescare tra i nomi più conosciuti di Mta e dello Star e forse tralasciando anche le micro quotate di Aim – e dunque, a maggior ragione, – ignorando del tutto tutto quello che è fuori da Piazza Affari. Il che, se fosse vero, limiterebbe dalla portata dell’effetto sulla crescita.

«Ma i Pir – precisa Barbara Lunghi – potrebbero incentivare a quotarsi un numero maggiore di società, che potranno contare su un bacino maggiore di investitori. La Borsa è attrezzata con diverse proposte di mercato per far quotare aziende di tutte le dimensioni, ci sono anche molte altre aziende che vogliono quotarsi, l’anello debole del nostro listino è stata o finora proprio il lato investitori: i Pir chiudono in qualche modo un cerchio e lo fa in maniera virtuosa». Cosa manca ancora? «Noi saremo in prima linea nel cercare di monitorare e comprendere il fenomeno, per quanto è nelle nostre possibilità, perché poi sono le SGR che si muovono – dice Lunghi – senz’altro bisogna lavorare molto sulle PMI che hanno problemi culturali di mancata apertura ai capitali, di governance, di passaggio generazionale. Ma è una cosa importantissima che il risparmio vada verso l’economia reale perché diversamente va in aziende estere».

Piazza Affari, Milano
Piazza Affari, Milano

Le destinatarie dei Pir sono aziende italiane o estere con stabile organizzazione in Italia, in verità, come recita il decreto: «Il che non cambia la sostanza – afferma la responsabile del mercato primario di Borsa Italiana – si va a incentivare comunque l’economia italiana. E ci auguriamo che vada su PMI anche piccolissime, staremo molto attenti affinché ciò accada. Il nostro obiettivo è quello di alimentare i mercati con aziende di qualità, fare in modo che il listino possibilmente si ampli cercando di incidere sulla cultura aziendale e sensibilizzando in generale l’industria del risparmio gestito su opportunità interessanti in borsa. Lo facciamo già con conferenze periodiche dedicate ai vari segmenti in cui sono le stesse società a presentarsi alla comunità finanziaria. Senza dubbio ogni nuova iniziativa Pir compliant verrà indicata a questi operatori».

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Tommaso Corcos, Amministratore Delegato di Eurizon Capital SGR e presidente di Assogestioni

Come ti costruisco un Pir

Ma vediamo anche, nella pratica, come sta affrontando la costruzione dello strumento una SGR e quindi quali settori del mercato e dell’economia ne ricaveranno i maggiori vantaggi, in termini di crescita. Lo facciamo attraverso le parole di Tommaso Corcos, Amministratore Delegato di Eurizon Capital SGR (e anche presidente di Assogestioni, l’associazione italiana delle Sgr, che è stata molto proattiva nella fase di definizione dello strumento).

«A beneficiare maggiormente dell’iniziativa dei Pir – afferma Corcos – pensiamo sarà il segmento STAR, per il rapporto favorevole flussi /capitalizzazione. Le aziende appartenenti a questo indice offrono un sufficiente grado di liquidità e trasparenza, si pensi all’obbligo di rendicontazione trimestrale e alla copertura della ricerca dei broker.

Inoltre le PMI Italiane rimangono la parte più viva dell’economia italiana, in molti casi assistiamo a crescite a doppia cifra delle esportazioni. Questo le rende maggiormente legate ai trend europei e meno alle problematiche del “sistema paese Italia”. Stimiamo che i volumi degli scambi giornalieri nel segmento STAR possano crescere del 5%/10% per effetto dei Pir nei 5 anni. Dobbiamo tener presente che i Pir, per limiti di investimento, potranno attrarre anche clientela target con profilatura di rischio medio/bassa e conoscenza finanziaria non elevata. Pertanto gli investimenti devono avere un rischio controllato, devono esser facilmente liquidabili ed altamente trasparenti».

L’investimento nelle società non quotate

La norma che regola i Pir non esclude la possibilità di effettuare investimenti diretti in aziende non quotate: ma come sarà attuata in termini pratici? Quanto effettivamente si andrà su tutta l’economia reale – la maggior parte – che sta fuori dalla Borsa? “Dobbiamo tener presente – risponde Corcos – che gli strumenti di risparmio gestito, come fondi di investimento e polizze assicurative, hanno limiti sostanziali all’investimento in titoli non quotati e si potrebbero concentrare prevalentemente su componenti obbligazionarie come ad esempio i minibond. Ma come detto precedentemente c’è un tema di liquidità, liquidabilità e trasparenza da non sottovalutare dato il target market a cui i Pir si rivolgono».

Di più, quel 21% di portafoglio destinato ad aziende italiane non quotate nell’indice FTSE MIB, quindi società di piccole e medie dimensioni che tipicamente incontrano maggiori difficoltà a reperire capitali, «permetterà loro – spiega Corcos – di godere di un canale complementare al sistema bancario per ottenere risorse stabili. Oltre alla valorizzazione del capitale societario e all’aumento di capitale questi piani dovrebbero incentivare l’emissione di obbligazioni (mini-bond), permettendo alle aziende investimenti di più lungo periodo.

Nel caso delle aziende non quotate, l’accesso a risorse finanziarie potrebbe essere uno stimolo importante per iniziare il percorso verso la quotazione, soprattutto se i PIR con gli anni saranno in grado di migliorare e dare stabilità ai multipli delle aziende quotate. In questo senso – conclude  Corcos – l’introduzione dei Pir può rappresentare un beneficio inatteso nel nostro paese soprattutto per le piccole e medie imprese. Il mercato potrà evolversi aumentando il flottante di debito da parte delle aziende in quanto i piani dovrebbero ridurre gli spread, trasformando il debito a vista presso gli istituti di credito in debito a medio termine».

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1 Comment

  1. Molto interessante! Suggerirei un paio di particolari forse un po’ trascurati: il maggior vantaggio si ha nelle economie “corte”, ovvero senza troppe entità intermediarie e quindi velocizzante la circolazione monetaria. Spazi di collocazione finanziaria ce ne sono moltissimi, si tratta solo di individuarli e correre qualche rischio d’impresa, cosa che le banche “moderne” preferiscono evitare. Quindi non c’è da peroccuparsi troppo di “…lasciar fuori una fetta di economia reale…”.

    L’esistenza di negatività nei conti la imputo all’imposizione iperliberista voluta dalla Cancelleria tedesca. Si tratta di un forte drogaggio del mercato, quindi controproducente a livello esiti industriali e corrisponde a una sorta di magheggio per far felice il settore finanziario (suo) ma non l’industriale. Ciò giustifica anche forte contestazione del QE (ingiusta e piena di falsi argomenti)!

    Del resto fu proprio l’incresciosa pervasività della Cancelleria manovrante la Commissione EU a imporre le scellerate “quote di produzione”, le quali in realtà si scontrarono con qualsiasi regola di libera concorrenza ma nessuno osò contestarle tranne i nostri agricoltori…

    Unica mia preoccupazione è il sistema assicurativo degli investimenti PIR: non vorrei finissero con la medesima storia dei FdR pensionistici per i quali un giorno sì e un altro pure, le banche si scusavano con i risparmiatori sottolineando loro (spesso falsamente) che le cose erano andate malino …
    La tutela del risparmiatore deve tornare ad essere tra gli obiettivi principali, altro che “Bail-in”!

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