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Più robot, persone più qualificate: è lo smart manufacturing ABB in Lombardia

in Innovazione/Inside

di Marco dè Francesco ♦ Raccontiamo lo stabilimento ABB di Dalmine , dove sono sperimentate soluzioni di automazione all’avanguardia, che secondo l’azienda non dovrebbero ridurre l’occupazione, ma qualificarla verso l’alto

  Al controllo di qualità in ABB ci pensano robot dotati di visione integrata e scanner, congegni sofisticati in grado di localizzare gli oggetti. Verificano che tutti i componenti siano al loro posto – che siano quelli giusti e che siano stati montati ad arte. Svolgono attività di misurazione e allineamento impossibili sulla scorta del solo occhio umano. Sono veloci e intelligenti: non serve istruirli sulla posizione degli oggetti, secondo schemi meccanici e ripetitivi. Fanno fronte alle nuove sfide poste dai sistemi di produzione industriale: consentono di risparmiare tempo e di evitare scarti e sprechi.

Stabilimento ABB Dalmine, una fase di lavorazione

ABB Dalmine: l’interazione uomo macchina al centro

Nello stabilimento di Dalmine (Bergamo) funziona così. I robot li fornisce la casa madre: la fabbrica bergamasca è parte di ABB Italia (6mila dipendenti; 2,4 miliardi di fatturato; quota export pari al 67%) che a sua volta appartiene alla multinazionale svizzero-svedese ABB (acronimo di Asea Brown Boveri), colosso dell’energia e dell’automazione con sede a Zurigo, 135mila dipendenti e un fatturato di 35,4 miliardi di dollari. Il gruppo è quotato sia a New York che a Zurigo che a Stoccolma. A Dalmine ci si occupa di prodotti e sistemi di media tensione. E cioè interruttori, quadri, sistemi di misura, relè, pacchetti completi e service per cabine e sottostazioni. Si forniscono sistemi e tecnologie smart per la distribuzione elettrica, ai clienti delle utility, delle industrie e del settore terziario. La fabbrica sembra inserita con decisione nel processo che porta alla produzione industriale automatizzata e interconnessa.

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Stabilimento ABB Dalmine, una fase di lavorazione

Robotica, interazione uomo-macchina e machine-to-machine e sviluppo costante di nuove tecnologie di processo consentono flessibilità e performance. E ciò – contrariamente a quanto si paventa spesso nel dibattito politico e sindacale quanto a effetti dell’Industria 4.0 – senza incidere negativamente sullo specifico contesto occupazionale. Anzi. Come si vedrà più avanti, automazione e occupazione potrebbero non entrare necessariamente in conflitto.

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Fabio Golinelli, responsabile Supply Management & Production Processes ABB

Un processo di automazione cominciato dieci anni fa

Gli attuali sviluppi sono consequenziali alle strategie intraprese nel 2008. «A seguito di una serie di visite negli stabilimenti giapponesi di Toyota, Daikin e altri importanti realtà industriali del Sol Levante – afferma Fabio Golinelli, responsabile Supply Management & Production Processes – abbiamo deciso di ricercare l’eccellenza operativa applicando quella che sarebbe stata poi definita “Dalmine lean way”.

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Stabilimento ABB Dalmine, una fase della produzione

C’eravamo posti tre obiettivi: anzitutto, la sincronizzazione della produzione con le richieste della clientela; poi, l’eliminazione degli sprechi, come in ogni processo lean; e infine il coinvolgimento attivo di tutti i lavoratori. Come realizzare tutto ciò? Da una parte, innovando processi, implementando i concetti della produzione snella e incrementando il livello di automazione; dall’altra facendo nostra la filosofia Kaizen, e quindi la cultura del cambiamento continuo indispensabile per sostenere l’innovazione. Abbiamo lavorato con energia per sei o sette anni su tutte le linee di montaggio, riprogettandole secondo criteri di cell design (secondo i principi generali del lean manufacturing, la cella ideale è quella che consente la maggior produzione contendendo fisicamente tutti gli impianti e tutte le attrezzature e le risorse umane necessarie per raggiungere l’obiettivo; ndr); abbiamo introdotto tabelloni per il takt time (tempo delle produzione per coprire la richiesta del cliente); ma si è anche agito anche nel settore amministrativo, con nuove schedulazioni. I risultati hanno superato le attese».

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Stabilimento ABB Dalmine: con il software Mom vengono gestite tutte le istruzioni di produzione, qualità e sicurezza.

Obbiettivo l’eccellenza nello smart manufacturing

Nel 2015 è iniziato il percorso formativo con Confindustria Bergamo e con l’organizzazione di ricerca no-profit Fraunhofer. «Il tema – continua Golinelli – era l’Industria 4.0. Per esempio ora disponiamo di “Mom”, che sta per Manufacturing Operations Management. È un software grazie al quale gestiamo tutte le istruzioni di produzione, qualità e sicurezza. In pratica, lo stabilimento è paperless: il personale non va in giro con pezzi di carta, ma con tablet. Mom consente la perfetta interoperabilità tra sistemi di processo, di produzione e aziendali, portando l’attività a nuovi livelli di eccellenza operativa. E anche la logistica è digitalizzata. Ci sono i robot con le telecamere, ma anche i carrelli intelligenti con tecnologia a guida laser che si muovono in modo automatico senza utilizzare fili o binari. Così si ottimizzano distanze, traffico, posizioni e spazi. D’altra parte, è nei principi della produzione snella l’eliminazione di attività non pagate dal cliente.

Dalmine, carrelli intelligenti con tecnologia a guida laser all’opera

Grazie alla tecnologia, sono state cancellate molte movimentazioni, e quelle rimaste sono state quasi tutte (il 90%) automatizzate. Stessa sorte per l’80% dei test. Ma tante altre innovazioni sono state introdotte a Dalmine. Un fascio luminoso indica all’operatore dove recarsi per prelevare componenti determinate; e poi sono operativi gli smart supervisor, schermi con il layout del processo interattivo: si legge in tempo reale di quale commessa si tratta, a quale cliente si riferisce e a che punto di lavorazione è giunta. Ancora: il training di formazione per gli operatori viene effettuato grazie alla realtà virtuale; e le postazioni di lavoro regolano la propria altezza in base a quella della persona fisica che in quel momento le occupa. Insomma, l’obiettivo è quello di diventare un esempio di eccellenza in tema di smart manufacturing con prodotti ABB».

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Fabio Tagliaretti polo produttivo ABB di Dalmine

L’automazione non porterà a un calo dell’occupazione

L’automazione è destinata a modificare non solo le azienda dall’interno, ma anche le scelte strategiche dei grandi gruppi industriali. Lo pensa Fabio Tagliaretti, responsabile dall’agosto 2011 del polo produttivo ABB di Dalmine: «La produzione, invece di essere delocalizzata, resta o torna in Italia. Come una certa apparecchiatura, che prime realizzavamo in Polonia. D’altra parte, con l’automazione, il tempo di fabbricazione si è ridotto di due terzi». A Dalmine vengono prodotti interruttori, contatori, selezionatori e quadri per la distribuzione primaria e secondari. Per Tagliaretti, la quarta rivoluzione industriale non comporterà un saldo negativo tra posti di lavoro generati e quelli soppressi. «I robot sono destinati ad influenzare profondamente il lavoro degli operatori. Indubbiamente, la fabbrica del domani sarà diversa, quanto a personale. Meno tute blu e più camici bianchi. Tanta specializzazione. Niente chiavi inglesi, ma parecchi controllori di processo. Va detto che anche la motivazione dei dipendenti sarà diversa, visto che le attività ripetitive, seriali, sono destinate a diminuire drasticamente».

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Stabilimento ABB Dalmine, una fase della lavorazione

Accadrà ciò che secondo Tagliaretti è avvenuto a Dalmine. «Nel 2008 – continua il responsabile – quando abbiamo intrapreso la strada della produzione snella, qui lavoravano circa 600 addetti; ora, nonostante la crisi e con l’avvio della fase di automazione di processo, Dalmine dispone di circa 800 risorse, di cui un centinaio a tempo determinato. Ci sono stati peraltro diversi spostamenti interni, fra un settore e l’altro, perché l’automazione consente di liberare risorse e di destinarle a nuove attività. Ma, comunque la si veda, qui l’occupazione è aumentata. Ora ci sono più ingegneri, che lavorano sui prodotti e sul processo. Quanto agli operai semplici, un tempo rappresentavano i due terzi della forza lavoro; ora un terzo. La logica sottesa a tutto questo, a mio modo di vedere, è senz’altro quella di ottenere più risultati a parità di ore di lavoro».

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Dalmine, una veduta di insieme dello stabilimento ABB dove vengono prodotti interruttori, contatori, selezionatori e quadri per la distribuzione primaria e secondari.

Tagliaretti immagina Dalmine così come sarà, a suo avviso, fra cinque anni. «Il prodotto di media tensione – termina il responsabile – è per lo più elettromeccanico. Noi siamo stati dei precursori, perché con noi l’elettronica è divenuto l’ingrediente prevalente. Ora occorrono altre innovazioni, che richiedono nuove competenze. Bisogna guardare lontano. Certo, ci saranno sempre più camici bianchi, e la fabbrica sarà più competitiva per produttività e qualità degli impianti; i sistemi saranno ancor più performanti, con ulteriore riduzione degli sprechi energetici. L’ambiente di lavoro, in generale, sarà sempre più sicuro. E il lavoro in sé, meno seriale e più gratificante».

ABB, acronimo di Asea Brown Boveri, è tra i leader mondiali nei settori dell’energia e dell’automazione, per i quali realizza manufatti, servizi e tecnologie. Produce 300 mila robot all’anno, ed è all’avanguardia nell’Industry 4.0 e nell’IoT, con un suo approccio che ha definito IOTSP, acronimo di Internet of things, technology and people. Robotica, automazione e Industry 4.0 vengono prima sperimentate all’interno degli stabilimenti ABB e poi proposte, con pacchetti di prodotti e servizi, alle aziende clienti.

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Matteo Marini, Presidente ABB Italia

Abb impiega 135 mila dipendenti (8mila dei quali sono ricercatori), è presente in oltre 100 Paesi e ha un giro d’affari di circa 35 miliardi di euro. L’Italia è una delle sue country principali, con 2.43 miliardi di giro d’affari, 13 sedi e 6 mila dipendenti. Il 67% del fatturato italiano è generato dall’esportazione. Gli stabilimenti italiani più importanti sono tre: Santa Palomba, Dalmine e Frosinone. Santa Palomba, in provincia di Roma, fabbrica interruttori ed è considerato un centro di eccellenza per l’automazione industriale. A Dalmine, in provincia di Bergamo, vengono prodotti interruttori, contatori, selezionatori e quadri per la distribuzione primaria e secondaria. E’ considerata un centro di eccellenza per la lean production. A Frosinone, invece, vengono fabbricati interrutori automatici scatolati e aperti di bassa tensione. E’ un centro di eccellenza per la robotica, che negli anni ha permesso di raddoppiare la produzione mantenendo inalterato il numero di dipendenti.

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Sede Centrale ABB, Zurigo

ABB, che ha sede a Zurigo, è nata nel 1988 dalla fusione di due importanti realtà industriali europee: la svedese ASEA (Allmänna Svenska Elektriska Aktiebolaget ), fondata nel 1883, e la svizzera Brown, Boveri & Cie, fondata nel 1891. Quest’ultima era già capofila dell’industria meccanica italo-elvetica, avendo acquisito nel 1903 il Tecnomasio Italiano Brown Boveri (TIBB), la più antica società elettromeccanica italiana, creata nel 1863.Il Gruppo è quotato presso le borse di Zurigo, Stoccolma e New York.
La metà degli azionisti di ABB risiede in Svezia.La quota maggioritaria in azienda è detenuta dalla società di investimento svedese Investor AB, controllata dalla famiglia Wallenberg, che detiene il 9,5%. I Wallenberg sono una delle famiglie industriali più antiche e importanti del mondo. La somma delle loro partecipazioni – tutte detenute attraverso la holding Investor che a sua volta fa parte della banca di famiglia Seb – rappresenta oltre un terzo del pil svedese. Fra le varie partecipazioni ci sono multinazionali come Ericsson, Sas, Electrolux, Astra Zeneca, Atlas Copco, Saab.

Mario Corsi, AD ABB Italia

Il gruppo, comunque, è estremamente cosmopolita e internazionalizzato, tanto che l’amministratore delegato è il tedesco Ulrich Spiesshofer. Molto forte è anche la presenza di azionisti e dirigenti di orgine americana. In Italia la società è guidata dal presidente Matteo Marini e dall’amministratore delegato Mario Corsi.

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