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Piano Calenda: chiariti gli ultimi dubbi sulla compliance 4.0 delle macchine

in Industria 4.0/Inside

di Laura Magna ♦ Con la circolare rilasciata dal MISE a fine marzo  sono state fugate, secondo IMQ, uno degli organismi che si occupa della certificazione, le ultime incertezze sul piano tecnico e fiscale. Ora la legge può dispiegare pienamente i suoi effetti. Dovremo attendere fino a ottobre per una valutazione completa, ma i dati Ucimu indicano chiaramente una tendenza positiva. Il punto sul Piano e le indicazioni specifiche per le aziende al fine di ottenere i benefici fiscali

Macchine e know how. Sono questi i due pilastri sui quali dovrebbe poggiare il contributo pubblico alla messa in moto del rinnovamento e dell’ innovazione tecnologica nella manifattura. Obiettivo, recuperare il gap di produttività e ringiovanire il parco macchine, abilitando pienamente quel modo di produzione che, facendo perno principalmente sulla digitalizzazione e l’automazione, definiamo Industry 4.0. Da una parte le macchine, dall’ altra il focus sulle competenze  e i meccanismi generatori dell’innovazione sul territorio. Se per quest’ultimo aspetto del Piano siamo ancora agli inizi della fase che vede il coinvolgimento su scala nazionale  e locale  delle università, delle aziende, delle associazioni imprenditoriali attraverso i «Digital innovation hub» (vedi Industria Italiana), qualche dato di sostanza per quello che riguarda l’acquisto e la messa in opera dei macchinari, è disponibile. Ed è senz’altro positivo.

In aumento l’acquisizione di macchinari

La vendita di macchine è ripartita, come mostrano per esempio i dati di Ucimu-Sistemi per produrre, l’associazione dei produttori di macchine utensili, robot e automazione . La raccolta ordini dei costruttori aveva realizzato un +22,2% sul mercato italiano nei primi tre mesi del 2017. Nel secondo trimestre l’incremento è stato del 28,5%. Una conferma – secondo l’associazione – del consolidamento della tendenza all’ acquisizione di nuovi macchinari e nuove tecnologie per la connettività degli impianti. Tendenza che sarebbe stata guidata proprio dagli incentivi del piano, tanto che il presidente di Ucimu Massimo Carboniero ha anche a più riprese auspicato un’estensione di queste agevolazioni almeno per un altro anno (vedi Industria Italiana). La buona notizia, racchiusa nei numeri sulle vendite di macchine, è che le imprese hanno assimilato il concetto.

Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico

Le specificità della certificazione e i dubbi sull’ applicazione

Industria Italiana, pur riconoscendone i meriti, ha sempre messo in luce anche gli aspetti controversi del piano italiano dedicato alla quarta rivoluzione industriale. Come per esempio, quello relativo alla certificazione prevista per gli apparati di valore superiore ai 500mila euro. Per i quali l’accesso a iper e super ammortamento è vincolato al rilascio di una certificazione da parte di un organismo terzo accreditato. Ne avevamo parlato a inizio marzo, quando erano gli stessi enti certificatori a lamentare scarsa chiarezza sulle caratteristiche da sondare per definire 4.0 un macchinario. I dubbi sorgevano in particolare intorno al modo in cui il bene strumentale è interconnesso e integrato al sistema azienda: nella legge di bilancio che ha istituito il piano di incentivi per la trasformazione digitale, in particolare negli allegati A e B, c’era già un elenco di macchine e beni immateriali (software e sistemi IT) incentivali e dei requisiti obbligatori per godere delle agevolazioni. Ma le definizioni utilizzate erano potenzialmente equivocabili, mentre i requisiti aggiuntivi enumerati non definitivi. Insomma, si trattava di una formulazione estremamente fumosa e controversa.

Il chiarimento del MISE

Questi dubbi, per fortuna, oggi sembrano superati. Ne abbiamo parlato con Flavio Ornago, direttore Business Unit Sistemi di Gestione di IMQ,  ovvero il più importante organismo di certificazione italiano che si occupa di valutazione della conformità nei settori elettrico, elettronico, gas e delle energie. Un organismo che opera su un mercato internazionale, grazie anche alla presenza di società all’estero, in particolare in Cina, negli Emirati Arabi Uniti, in Polonia, in Spagna e in Turchia. «Il nostro obiettivo, oltre a quello di tutelare il produttore e il consumatore, è valorizzare la qualità e migliorare la competitività delle aziende, dando supporto e stimolo al miglioramento continuo del sistema produttivo», spiega Ornago a Industria Italiana.

 

flavio Ornago
Flavio Ornago, direttore Business Unit Sistemi di Gestione di IMQ

E prosegue, entrando nel merito dei beni 4.0 censiti nel Piano Calenda : «La circolare n. 4/E del 30 marzo 2017, redatta congiuntamente dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero dello Sviluppo Economico ha apportato i chiarimenti richiesti sia in termini fiscali, sia in termini tecnici: detta le linee-guida operative per l’individuazione dei beni tipici di Industria 4.0 e delle loro caratteristiche». Per IMQ un traguardo importante; è uno degli organismi che può rilasciare la certificazione richiesta per i beni con valore sopra il mezzo milione. Di recente ha elaborato un servizio rivolto da una parte ai produttori delle macchine, proprio per offire loro la certezza che la loro offerta si configuri pienamente in senso 4.0 compliant; dall’ altra alle aziende acquirenti che vogliono sfruttare gli incentivi nella via verso la quarta rivoluzione industriale, affinché non si ritrovino con brutte sorprese.

 

Anche i robot nell’elenco dei beni certificabili. Nella foto: robot Comau

Le linee guida del Mise

Ma prima di descrivere il servizio di IMQ, ricordiamo cosa dice la legge. L’art.1, comma 11 della Legge 11 dicembre 2016, n. 232, afferma che l’attestato di conformità deve garantire che il bene possieda le caratteristiche definite nella circolare Mise n.4 del 30 marzo 2017: ovvero tutte le “caratteristiche tecniche obbligatorie”, e almeno due tra le tre “ulteriori caratteristiche”.
Le caratteristiche tecniche obbligatorie sono cinque, ovvero: il controllo per mezzo di CNC (Computer Numerical Control) e/o PLC (Programmable Logic Controller); l’interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program; l’integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica o con la rete di fornitura e/o con altre macchine del ciclo produttivo; l’interfaccia tra uomo e macchina semplici e intuitive; la rispondenza ai più recenti parametri di sicurezza, salute e igiene del lavoro.

Le ulteriori caratteristiche che i dispositivi devono avere sono sistemi di telemanutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto; monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e dei parametri di processo mediante opportuni set di sensori e adattività alle derive di processo; caratteristiche di integrazione tra macchina fisica e/o impianto con la modellizzazione e/o la simulazione del proprio comportamento nello svolgimento del processo (sistema cyberfisico). Per avere maggiori dettagli, rimandiamo alla lettura della circolare del Mise, in particolare dalla pagina 81, in cui sono dettagliate ulteriormente, con dovizia di esempi e particolari, tutte le varie declinazioni delle caratteristiche).

Aggiungiamo solo che la lista dei beni che possono beneficiare dell’iper ammortamento si articola su tre aree, ovvero beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti; sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità; dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica 4.0. Come specifica l’allegato A della legge di bilancio, a questo elenco appartengono macchine utensili per asportazione; macchine utensili operanti con laser e altri processi a flusso di energia; macchine e impianti per la realizzazione di prodotti mediante la trasformazione dei materiali e delle materie prime; macchine utensili per la deformazione plastica dei metalli e altri materiali; per per l’assemblaggio, la giunzione e la saldatura; per il confezionamento e l’imballaggio; per la de-produzione e riconfezionamento per recuperare materiali e funzioni da scarti industriali e prodotti di ritorno a fine vita.

Ancora, robot, robot collaborativi e sistemi multi-robot; macchine per la manifattura additiva utilizzate in ambito industriale. Oltre a tutti i dispositivi, strumentazione e componentistica intelligente per l’integrazione, la sensorizzazione e/o l’interconnessione e il controllo automatico dei processi utilizzati anche nell’ammodernamento o nel revamping dei sistemi di produzione esistenti. Per dispositivi, strumentazione e componentistica, si intendono anche packaging e componenti di impianto purché assicurino che la macchina o l’impianto oggetto di ammodernamento rispettino, grazie all’ammodernamento, le caratteristiche obbligatorie e le ulteriori caratteristiche.

 

Lo schema di Iot
Uno schema di Iot

Certificare un sistema IoT

Ma la difficoltà nella definizione esaustiva di cosa sia 4.0 sta nel fatto che non è sufficiente attestare la macchina in sé, ma è necessario certificare un sistema di IOT. «La quarta rivoluzione industriale è resa possibile dalla disponibilità di sensori e di connessioni wireless accessibili, e si associa a un impiego sempre più importante di dati e informazioni, di tecnologie computazionali e di analisi dei dati, di nuovi materiali, componenti e sistemi totalmente digitalizzati e connessi. Il Piano nazionale Industria 4.0 2017-2020 prevede misure concrete in base a tre principali linee guida: operare in una logica di neutralità tecnologica, intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali e agire su fattori abilitanti», ricorda Ornago.

Che ritiene il Piano «un’importante spinta evolutiva che favorisce e incentiva gli investimenti in macchine intelligenti e interconnesse, con la finalità di una maggiore interazione degli impianti con il sistema di fabbrica». Ma è soprattutto «una significativa opportunità di crescita anche in termini di cultura aziendale, di know-how. Ed è questo forse la sfida più importante che spetta in particolar modo alle PMI di proseguire sulla strada verso la digitalizzazione, acquisendo quel know how necessario ad affiancare l’acquisto di macchine all’avanguardia. I risultati positivi si vedranno con la giusta cooperazione tra i vari attori di questo nuovo processo che cambierà il modo di produrre in Italia».

Il responsabile di IMQ non si sbilancia invece sul numero di certificazioni già rilasciate: «il processo è appena iniziato, sono numerose le attività avviate così come l’interesse da parte delle aziende: ma per dare numeri precisi occorre aspettare ancora un paio di mesi. Probabilmente tra settembre e ottobre potremmo essere più precisi», dice Ornago. Intanto il servizio di Industria 4.0 di IMQ è pienamente operativo e si rivolge, come già accennato, sia alle aziende produttrici di beni strumentali, sia a quelle che li acquistano.

Piano nazionale Industria 4.0
Le misure fiscali previste dal Piano Calenda

Il servizio di Industria 4.0 di IMQ

«Le prime, grazie all’attestato di conformità rilasciato da IMQ, hanno la possibilità di fornire ai propri clienti prodotti che rispondono ai requisiti stabiliti nella Legge di Bilancio 2017. Le seconde possono invece avvalersi di un servizio di perizia tecnica che permetterà loro di usufruire dell’agevolazione prevista dal MISE. Nello specifico, IMQ può rilasciare, in quanto organismo accreditato, un attestato di conformità di terza parte, richiesto per i beni con investimento superiore ai 500mila euro. Inoltre, può effettuare operazioni di verifica della conformità ai requisiti richiesti dalla Legge di Bilancio 2017, necessari ad accedere all’iperammortamento al 250%, e a quelli richiesti per accedere al superammortamento al 140% per i beni immateriali previsti dall’Allegato B».

In dettaglio, al di là della customizzazione, il servizio comprende il rilascio, quale organismo accreditato (ISO 17020, 17021 e 17065), dell’attestato di conformità di terza parte, richiesto per i beni con investimento superiore ai 500mila euro; la verifica della conformità ai requisiti richiesti dalla Legge di Bilancio 2017 per usufruire dell’iperammortamento al 250% per beni materiali strumentali nuovi, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale in accordo al modello Industria 4.0; la verifica della conformità ai requisiti richiesti per accedere al super-ammortamento al 140% per i beni immateriali strumentali, necessaria ai fini della dichiarazione di conformità richiesta al legale rappresentante dell’azienda; il tailored audit, finalizzato alla valutazione delle conformità dell’investimento individuato.

ll servizio Industria 4.0 di IMQ offre alle aziende diverse soluzioni, a seconda delle esigenze specifiche e dai diversi livelli di personalizzazione dipendono i costi. Costi comunque ampiamente compensati dagli effetti fiscali di un investimento in un bene che fruisce del super/iper ammortamento rispetto all’ipotesi di ammortamento ordinario. La stessa circolare più volte citata fornisce un esempio su un investimento di un milione che con il super-ammortamento diventa 664mila euro di costo netto e con l’iper-ammortamento 400mila euro di costo netto: un risparmio sul costo netto dell’investimento rispettivamente del 9,6% e del 36%.

 

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