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MIPU: l’incubatore dell’Industry 4.0

in Industria 4.0/Inside

di Laura Magna ♦ Connesse e predittive. Ma anche capaci di break even in tempi ragionevoli . A queste aziende – PMI  orientate alla propria trasformazione digitale –  guarda MIPU,  guidato da Giulia Baccarin, che ha puntato su una strategia innovativa……

MIPU, fondato nel 2012 da Giulia Baccarin e Giovanni Presti a Salò, sul versante bresciano del Lago di Garda – è un Social Good Accelerator che ha l’obiettivo di far crescere startup capaci di offrire soluzioni verticali focalizzate su IoT, modelli predittivi e Big Data utilizzando un modello di business basato sulla sostenibilità e sulla crescita organica, grazie alla capacità di autofinanziarsi e di sviluppare imprese che durino nel tempo.

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Giulia Baccarin e Giovanni Presti (co-fondatore di MIPU e Ceo di Inspiring Software) intervistati dalla TV coreana

Le analitiche predittive al centro

Dunque MIPU è un incubatore di nuove imprese nel settore dell’analisi predittiva e una holding di partecipazioni che non abbandona le sue start up, anche quando dalla fase di start up sono uscite. Con uno scopo preciso, spiegato a Industria Italiana dall’amministratore delegato (e ingegnere biomedico) Giulia Baccarin: «Offriamo soluzioni B2B innovative e dirompenti per supportare la realizzazione dell’azienda connessa e predittiva, nostra declinazione dell’Industry 4.0: abbiamo lanciato quattro aziende e ce ne sono altre cinque in pipeline».

«L’azienda connessa e predittiva – dice Baccarin – dà concretezza a slogan come fabbrica intelligente o fabbrica 4.0. Un’impresa manifatturiera o di servizi o di facility management che voglia essere competitiva deve poter acquisire i dati che sono fonte di ricchezza: non solo le persone ma anche gli asset fisici devono poter dialogare. E questo è il primo punto; il secondo è la capacità predittiva perché tutte le imprese afferenti a MIPU sono focalizzate sulle analitiche predittive».

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Una parte del team di I-care

I medici delle macchine

Parlare di MIPU è parlare delle aziende in essa incubate. La prima è stata  I-Care, fondata nel 2008 per occuparsi di manutenzione industriale, ma non nel senso tradizionale. «La società – continua Baccarin – ha sviluppato un brevetto che risponde al nome di Wicare e che riesce a prevedere con un anticipo di tre-sei mesi i possibili danni in macchine rotanti, pompe, compressori, ventilatori. In questa azienda lavorano 150 ingegneri in 7 Paesi.

Solo in Italia abbiamo oltre 150 clienti di  taglia e tipologia diversa. Dalle industrie dell’imbottigliamento  al singolo punto vendita del supermercato, fino alle aziende del pharma e del food, tutte hanno bisogno di una diagnosi predittiva che dica con la massima accuratezza cosa accadrà alle  macchine e quando intervenire. Io dico sempre che gli ingegneri di I-Care sono i medici delle macchine». Oggi MIPU conta anche  I-Care Reliability School per erogare corsi di formazione, rispondendo alla crescente richiesta di formazione delle proprie aziende partner con un progetto completo e strutturato.

Puntare allo sviluppo sostenibile

Altra azienda incubata in MIPU è    Inspiring Software, che produce soluzioni software e hardware per Asset & Energy Management con l’obiettivo di incrementare la produttività, abbattere gli sprechi e costruire nuovi modelli di sviluppo sostenibile. «Abbiamo sviluppato – racconta il CEO Giovanni Presti – una piattaforma software per l’Internet of Things che dà nuova vita agli oggetti. Per esempio, un produttore di sensori di sicurezza può collegarli alla nostra piattaforma software e dare loro nuova vita, diventando veicolo di informazioni ed esperienze. Ci potranno ora dire per esempio quante volte le persone si sono avvicinate alla macchina, quante volte è scattato l’allarme, che vita media ha ancora il sensore, chi si trova dove e quando in una certa postazione. Quindi un oggetto semplice diventa un oggetto complesso che produce nuovo valore».

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SamuraiItaly: Il team di MIPU con ospiti giapponesi in visita al Lago di Garda
Smart Energy dal Lago di Garda alla Corea

 The Energy Audit – la terza azienda di MIPU – è nata nel settembre del 2015 e si occupa di Energy Data Science, ovvero come trasformare i dati energetici in vantaggio competitivo per le aziende e le città. Lo fa con successo visto che è risultata essere «l’unica italiana e tra le tre europee selezionate tra 2400 soluzioni dal governo coreano nell’ambito del   K-startup Grand Challenge, come tecnologia dirompente per accelerare la competitività dell’industria coreana – afferma la CEO Eleonora Carta. – Cosa facciamo in pratica: usiamo l’energia come segnale predittore di altri fenomeni.

Ad esempio, stabiliamo quale sarà il fabbisogno idrico di una città, quale il consumo o la capacità di produzione di un impianto di co-generazione; possiamo ottimizzare negli aeroporti quanta energia  è possibile produrre  con co-generazione e quanta ne userò di questa, quanta conviene venderne al gestore e quanta ne stoccherò, sulla base del numero di voli in partenza, del traffico passeggeri, della temperatura esterna e altri elementi». La tecnologia è stata sviluppata da MIPU nel 2011 e viene usata per ottimizzare il carico dei principali aeroporti italiani oltre che, in collaborazione con una primaria azienda giapponese, per aiutare a ottimizzare i carichi delle batterie domestiche nipponiche.

«In Giappone dopo la tragedia di Fukushima ci sono state aree residenziali rimaste al buio anche per tre giorni e allora è sorta la necessità di evitare che questo avvenga ancora in futuro – spiega la giovane imprenditrice -. Con i sistemi predittivi in presenza di una piccola batteria domestica in ogni momento so se è meglio usare l’energia prodotta dai pannelli o stoccarla. L’algoritmo studia i comportamenti della singola famiglia e crea modelli per prendere la migliore decisione. Si tratta di un business crescente se è vero che in questi giorni Enel ha acquisito la statunitense Demand Energy Networks, proprio per rafforzare la sua posizione nei sistemi di accumulo a batteria».

Ottimizzare costi e consumi industriali

IOT e analitiche predittive saranno i temi anche di   MIOT (MIPU INTERNET OF THINGS) start up ancora in fase di lancio che sviluppa soluzioni IOT applicabili in molteplici settori aziendali attraverso la sua piattaforma software proprietaria, Rebecca, e un hardware multi-funzionale, Davide. «MIOT riduce tempi, costi e rischi necessari per costruire applicazioni industriali nel settore dell’Internet of Things – dice ancora l’amministratore delegato di MIPU Giulia Baccarin -.

Pensiamo a una banca con molte filiali e al suo sistema di riscaldamento. La caldaia normalmente si accende e si spegne a orari predeterminati: è un sistema inutilmente dispendioso. Noi, analizzando i dati meteo per le successive sei ore nella località di interesse e sulla base di diversi parametri, tra cui l’affollamento della sede, siamo in grado di ottimizzare il sistema di accensione e spegnimento della caldaia e dunque costi e consumi a parità di comfort abitativo». E non basta, grazie alle soluzioni di MIOT è possibile raccogliere i dati necessari a prevenire malfunzionamenti e, in quel caso, a dare i parametri ufficiali della macchina ai centri di assistenza con chiamata in automatico.

Restituire al territorio

Tecnologie dirompenti che prendono vita in una provincia. Una provincia speciale nel cuore  di uno dei territori europei a più alto tasso di industrializzazione, il bresciano. Una scelta consapevole quella di Baccarin, vicentina di origine,  convinta che restituire al territorio sia necessario. «Perché l’Italia non è solo Roma o Milano – afferma – ma è soprattutto la provincia, spesso remota. Con i miei soci abbiamo iniziato prendendo una casa a Salò che è diventata poi una foresteria messa a disposizione dei dipendenti che vengono da lontano: la MIPU Garden House è anche un luogo dove si stringono rapporti e si contribuisce al rafforzamento del team e alla condivisione di idee e nel contempo dove viene incoraggiata l’iniziativa personale».

Un modello basato su sostenibilità e crescita organica

Il metodo di MIPU per lo lo sviluppo delle idee imprenditoriali è basato sulla sostenibilità e sulla crescita organica, grazie alla capacità di autofinanziarsi e di sviluppare imprese che durino nel tempo con l’obiettivo, anche, di combattere il fenomeno dei “cervelli in fuga”. Anche se questo va, nell’immediato, a scapito del bilancio: perché è sul lungo termine che MIPU gioca la sua partita.

La stessa Baccarin, ingegnere biomedico laureatasi con una tesi sulla previsione delle cadute degli anziani, è stata in Giappone per un anno e mezzo e poi itinerante per un intero lustro tra Tokyo e il Veneto. Voleva imparare a costruire robot e il Giappone era il luogo ideale. Ma con il pallino di tornare indietro prima o poi e di fare qualcosa per la sua terra. ”Qualcosa” che oggi fattura solo in Italia 4,5 milioni e cresce del 20-25% ogni anno.

«Abbiamo un team giovane, età media 28 anni – spiega Baccarin – in un network distribuito in tutto il mondo che mira ad accelerare iniziative che migliorino l’efficienza e la produttività dei singoli e delle imprese. Il nostro modello di business si basa sulla scelta di persone che vengono stimolate a sviluppare idee già dentro l’acceleratore: loro sono i nostri intrapreneurs e  aiutano a focalizzarci non solo sul profitto e sulla crescita economica, ma anche sulla promozione di alcuni importanti valori sociali».

Re-investire gli utili per creare nuovo valore in Italia

Restituzione  sul territorio da un lato, e  l’inclusione femminile dall’altro, sono capisaldi del business model di MIPU. «L’obiettivo finale è creare imprese in grado di autofinanziarsi e di durare a lungo, creando lavoro e un impatto positivo nella società – spiega Baccarin – Quando le idee raggiungono il break-even, creiamo spin-off che possano diventare aziende indipendenti, ma che continuano a essere sostenute da noi in termini di management e tecnologie.

A quel punto dello sviluppo cerchiamo finanziamenti esterni per scalare la crescita e supportare l’espansione internazionale. Il nostro codice etico ci impone di reinvestire comunque tutto l’utile per almeno cinque anni per la creazione di nuovo valore in Italia».

Il valore delle soluzioni per le imprese sviluppate da MIPU è difficile da quantificare vista la varietà di applicazioni. «Quello che si può dire è che per la parte energetica riusciamo ad avere un ritorno sull’investimento da 6 a 9 mesi. E questo ritorno è ottenuto solo con correzioni di tipo gestionale: ottimizziamo l’esistente senza nessuna modifica. Si tratta di soluzioni accessibili per qualsivoglia PMI».

 

 

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