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Meg Whitman (Hpe): grazie a noi IoT e Industry 4.0 faranno guadagnare le aziende

in Innovazione/Inside

di Antonella Bersani ♦ La multinazionale americana si pone come leader delle infrastrutture tecnologiche nel mondo basato sui Big Data. Tre pilastri: Hybrid IT, Edge e The Machine. E due imperativi categorici: velocità e cambiamento.

Non è il più forte e non è nemmeno il più intelligente che sopravvive ai cambiamenti dirompenti, bensì il più adattabile. La citazione dell’accademico statunitense Leon Megginson ed erroneamente attribuita a Charles Darwin è usata spesso per raccontare la trasformazione radicale imposta dall’evoluzione tecnologica e digitale. E da sola spiega le tre direttrici che Meg Whitman, ceo mondiale del colosso HPE ha individuato come driver del cambiamento: tecnologia ibrida (Hybrid IT) resa più semplice e tagliata su misura delle aziende e delle necessità, Information Technology di prossimità (at the Edge) per portare l’Internet of Thing e le interconnessioni nei luoghi chiusi, negli ambienti di lavoro, negli stadi e ovunque si svolgano delle specifiche attività sociali o produttive. E The Machine, un nuovo modo di fare computing nel quale tutto ruota intorno alla memoria.

Il tutto da vedersi nella strategia di un’azienda come Hewlett Packard Enteprise, che vuole porsi come leader delle infrastrutture tecnologiche mondiali, e di tutti i servizi a esse collegati.

 

Data center di Hpe
Data center di Hpe

Fare quello che non ha fatto Uber

«C’è molto da fare e non c’è tempo da perdere» ha detto Meg Whitman al management internazionale, partner, aziende e rivenditori riuniti in convention alla Fiera di Bologna. «In un mondo che cambia così velocemente, in gioco c’è la sopravvivenza stessa delle aziende che vivranno o moriranno grazie o per mancanza di tecnologia». E gli esempi sono tanti: «Pensate a Uber. Uber ha avuto un effetto disruptive sul mercato dei taxi in ben 500 città del mondo, a partire da San Francisco. Per 7 anni i tassisti di San Francisco sono stati a guardare e non hanno capito che stavano perdendo una gran fetta di mercato. Quando il Ceo dell’associazione dei tassisti ha fatto pressioni sul capo dell’IT perchè realizzasse un’ infrastruttura in grado di rispondere a Uber ormai era troppo tardi. L’associazione dei tassisti di San Francisco l’anno scorso ha dichiarato bancarotta. »

Il consiglio che dà Meg Whitman è quindi quello«di pensare alla vostra azienda come a un’attività tecnologica oltre che imprenditoriale. Ad esempio, se oggi lavorate nella moda, necessariamente agite anche in campo tecnologico, sia per l’analisi dei dati produttivi che per l’e-commerce. Assicuratevi dunque che stiate investendo nella tecnologia giusta, che vi permetta di competere in quella che io chiamo “economia tecnologica”. Dovete essere pronti».

Ma in questo momento di evoluzione e selezione darwiniana, quale tipo di adattamento richiede questa “economia tecnologica”? Il tema principale è capire come trarre valore dall’immensa mole di dati che si renderanno disponibili con la rivoluzione IoT e di Industry 4.0, realizzando la giusta esperienza nel momento migliore. E su questo si innesta la strategia industriale e di prodotto di Hewlett Packard Enterprise, perfettamente allineata con le evoluzioni di un mondo in cambiamento.

Server Hpe

 

«Entro il 2025 il mondo in cui viviamo sara’ radicalmente diverso. Ogni cosa sarà diversa, a cominciare dall’automobile, dalle nostre case e dallo smartphone nelle vostre tasche fino ai devices intelligenti che controllano i reparti di produzione e le infrastrutture nei vostri data center» spiega Meg Whitman. Quasi tutto intorno a voi sarà connesso e condividerà dati. Ma come potete tradurre questi dati in azioni e raggiungere l’obiettivo di generare affari? I migliori risultati nel business si ottengono con il giusto mix tra l’effetto dirompente del progresso e l’esperienza necessaria per gestirlo».

I driver del cambiamento

E questa è l’esperienza che HPE sta sviluppando, facendo leva sia sugli Innovation labs in Italia,che sul il suo centro di ricerca in Silicon Valley, e con il lancio di nuovissimi prodotti e servizi. Pointnext, una organizzazione di servizi tecnologici evoluti, il computer The Machine pensato appositamente per la gestione dei Big Data, e  pacchetti pronti di soluzioni per l’Hybrid IT, l’analisi dei dati e l’intelligenza di prossimità (intelligent edge). «Vi aiuteremo ad analizzare il vostro ambiente attuale e ad accelerare la svolta verso le innovazioni rendendo l’Hybrid IT, più semplice» è dunque la promessa del Ceo mondiale di HPE.

Hpe, the Machine

“Sessantatrè su 100 intervistati dalla Harvard Business Review hanno confermato di aver intrapreso una strategia tecnologica ibrida. E per noi hybrid significa che la tecnologia può essere eseguita in pram,( Phase-change Random Access Memory ndr) off pram e sempre più in prossimità , in modo da riuscire a competere con il cloud. – ha detto Meg Whitman.- Per questo saremo sempre più in prima linea nell’amplificare l’uso dell’emergente intelligent edge. La struttura della vostra azienda è infatti composta da postazioni di lavoro strettamente connesse a operazioni monitorate per migliorare in modo intelligente l’esperienza per i vostri clienti. In questo nuovo mondo tecnologico e digitale, sarà un sistema autonomo a prendere le decisioni che genereranno profitto, salveranno vite e miglioreranno il mondo in cui viviamo».

”pensate alla vostra azienda come a un’attività tecnologica oltre che imprenditoriale. I migliori risultati nel business si ottengono con il giusto mix tra l’effetto dirompente del progresso e l’esperienza necessaria per gestirlo„

 

Per rendere l’Hybrid IT semplice e conveniente, HPE ha anche compiuto acquisizioni strategiche quali Hyper Converge, Simplivity e Nimble, mettendosi in grado di portare avanti un centro dati all’avanguardia mondiale, di offrire le soluzioni più semplici, complete e sicure e di competere con il cloud pubblico in termini di costi e di agilità. Ma la cosa interessante è che quello di HPE non è un processo che nasce oggi, ma che trae origine ben 5 anni fa con la riorganizzazione che ha separato la parte IT di HPE da HP, ormai concentrata su prodotti hardware e stampanti.

Server di HPE
Server di HPE

La riorganizzazione aziendale

«Cinque anni e mezzo fa la nostra azienda aveva 110 miliardi di dollari di guadagno, operavamo in 170 paesi con 400mila dipendenti. E in virtù dei cambiamenti che ho appena descritto, ci siamo resi conto che eravamo troppo grandi e non stavamo sfruttando queste grandi trasformazioni” continua Meg Whitman “Dovevamo diventare più agili e così abbiamo deciso di dividere l’azienda di due parti: HP Inc. e Hewlett Packard Enterprise. E poi ci siamo preoccupati di capire cosa valorizzare e come farlo. Siamo convinti che il mondo sarà hybrid, at the edge e che i servizi diventeranno sempre piu’ importanti, allineando quindi la compagnia a questa strategia».

Stando agli ultimi dati, si stima che entro il 2030 l’evoluzione digitale svilupperà un valore di 1.400 miliardi di dollari, di cui 600 miliardi deriveranno direttamente dai cosiddetti Big Data. In Italia ci si aspettano 8,6 miliardi di sviluppo, con una crescita annua pari al 4.3 per cento. L’intelligenza artificiale pervaderà ogni cosa, dagli eventi sportivi alla sanità passando per la sicurezza delle auto, dei trasporti e delle aziende. E ogni segmento o settore di mercato avrà bisogno di specifiche soluzioni IT per competere.

”siamo convinti che il mondo sarà hybrid, at the edge e che i servizi diventeranno sempre piu’ importanti, e abbiamo allineato la compagnia a questa strategia„

 

«Si pensava che tutto migrasse sul cloud pubblico, ma nella realtà questo non sta avvenendo, e secondo IDC (International Data Corporation, una società di market research americana, specializzara in IT)  il 53 per cento delle imprese sta riconsiderando di riportare il proprio lavoro in pram»spiega Whitman. «Il cloud pubblico è la soluzione giusta per alcune applicazioni e usi ed è parte della giusta miscela di hybrid IT, vista anche la semplicità di utilizzo raggiunta, ma molti clienti sono arrivati ad un punto in cui chiedono a noi di aiutarli a ottimizzare il servizio con l’ambiente hybrid». Succede quando i clienti raggiungono con il cloud pubblico il cosiddetto “Cloud cliff” (il precipizio del cloud) e capiscono che sia per ragioni di controllo, sicurezza, prestazioni o costo, la piattaforma su cui si muovono non è più l’opzione migliore. «Questi clienti non vogliono solamente staccare la spina, bensì passare ad un ambiente hybrid facile da sviluppare e che offre loro a costi ridotti il controllo e la sicurezza di cui hanno bisogno».

Le aziende  che sono passate ad una tecnologia hybrid

Un’esempio di azienda che si è salvata dal cloud cliff con nuove soluzioni è Dropbox, e grazie a questo è tornata in profitto. E un’altra azienda nata nel cloud che si sta spostando verso l’Hybrid It è Smartsheet, che si è rivolta proprio ad HPE per sviluppare le soluzioni per la migrazione.«Le nostre soluzioni sono molto flessibili” fa infatti notare Whitman “ e possiamo offrire l’esperienza di consumo del Cloud pubblico con il controllo e fiducia di una soluzione unicamente su pram. E quando la transizione ad una tecnologia hybrid è fatta del modo giusto i risultati possono essere sorprendenti come molti dei nostri clienti stanno constatando a partire da Yoox».

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Federico Marchetti, patron di Yoox

Yoox, o meglio Ynap (Yoox Net à Porter) è il colosso internazionale del lusso online fondato in Italia che ha abbracciato con HPE la tecnologia ibrida. “Yoox ha 2.9 millioni di clienti attivi e un ordine ogni 4 secondi e questo si è tradotto in 1.9 miliardi di euro di profitto nel 2016. Yoox cercava un partner fidato che avrebbe capito le necessità dell’azienda aiutandola a confezionare su misura il piano di trasformazione. E noi oggi siamo entusiasti di essere partner di Yoox, aiutandola ad ottenere risultati con il server di avanguardia e la più avanzata tecnologia per l’immagazzinamento e l’elaborazione dei dati».

La chiave è la gestione dei dati

Già, i dati. Saremo sommersi da una marea di dati e più le aziende saranno in grado di gestirli e interpretarli in tempo reale più risulteranno performanti e competitive. «Forbes ci ha definito di recente “il gigante tranquillo dello Iot” e noi siamo qui per aiutarvi a portare l’Internet of Things nelle vostre aziende e nelle vostre organizzazioni, gestendo correttamente i dati in prossimità» continua Whitman. L’Intelligent Edge infatti, non è altro che tutto il mondo esterno al centro dati, il luogo dove le aziende interagiscono con i loro clienti, quello in cui si creano i prodotti e dove lavorano i dipendenti  « ed è qui che la trasformazione digitale avrà l’impatto più profondo, sia per gli affari che per creare una nuova esperienza di lavoro o con i clienti». Qui il flusso dei dati sarà continuo e ogni esperienza che ne deriva non potrà mai essere interrotta e dovrà sempre essere ottimizzata.

Meg Whitman, Ceo Hpe sul palco della convention di Bologna

Spiega Meg Whitman: «Se negli ospedali, nelle aziende, sui posti di lavoro e nei negozi aumenta il volume dei dati, emerge la necessità di una nuova serie di strumenti per raccogliere, elaborare, muovere ed analizzare le informazioni per prendere decisioni in tempo reale nel luogo stesso in cui vengono raccolte. Implementare l’at the edge, significa evitare che i dati non viaggino avanti e indietro dal centro dati o da cloud, ma anche scansare i rischi che il raccoglierli e l’elaborarli sul posto comporta. Noi facciamo questo attraverso Aruba e il nostro sistema di conversione Edge. Per essere chiara: questa nuova Intelligent edge non rende il vostro centro dati meno importante, anzi. Il vostro centro dati sarà più importante che mai perché le vostre aziende non avranno un solo “edge”, ma diversi punti di prossimità. E per questo avrete bisogno di un computer centrale che possa trarre il massimo dai vostri dati ed operazioni digitali» . Ed è per questo motivo che HPE ha acquisito anche SGI.

La strategia di Hybrid IT e at The Edge di Hewlett Packard Enterprise si completa con una nuova organizzazione dei servizi, pensata per offrire ai clienti una risposta rapida e immediata e per tradurre le idee in azioni. Questa nuova organizzazione si esprime attraverso il servizio Pointnext, che si fonda sulle competenze di oltre 25.000 specialisti in 80 Paesi , così da coprire un’ampia varietà di discipline, dagli esperti in consulenza cloud a quelli in servizi operativi. “Pointnext ha l’obiettivo di diminuire il tempo per valutare gli interventi, analizzare i dati e agire sempre più velocemente all’interno di una realtà che si muove sempre più in fretta” conclude Meg Whitma. «Si tratta di un sistema integrato con il nostro ecosistema di partner, che porta con sè i vantaggi che derivano dall’interazione e dallo scambio di idee ed esperienza tra milioni di persone ma che, allo stesso tempo, viene offerto ai clienti nella combinazione migliore per loro».

 

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