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Macchinari made in Italy per le rinnovabili: nuove strategie con qualche dubbio

in Industria 4.0/Inside

  di Laura Magna ♦ Salto di qualità tecnologico nella green economy. Alcuni innovano, per esempio Enel, Magaldi, Convert, ma ci sono molti però. Mentre ANIE Rinnovabili……..

Nel suo complesso, oggi l’industria italiana delle rinnovabili vale 3,6 miliardi di euro in fatturato, il 60% del quale viene dall’ export. Si tratta di un settore variegato, che include per lo più produttori di componenti e impianti di generazione energetica chiavi in mano; produttori di energia FER (Fonti Energetiche Rinnovabili), ovvero fotovoltaico, eolico, biomasse, geotermia, idroelettrico, solare termodinamico, e in piccola parte fornitori di servizi Operation & Maintenance.

170427 Presentazione ANIE Rinnovabilia

Il vantaggio competitivo dell’ Italia

L’Italia ha accumulato negli anni un vantaggio competitivo rispetto al resto dell’Europa: nel 2015 producevamo il 18% in FER sul totale della produzione energetica, contro la media Ue del 16%. E il mix generativo dell’Italia è caratterizzato da una forte presenza di fonti rinnovabili, il 39%, contro il 16% di Francia e il 30% di Germania. La fotografia del settore vede oltre 220 società rappresentate in ANIE Rinnovabili, l’associazione nata nel 2014 in seno ad ANIE Confindustria.Tra di loro alcune si muovono da protagoniste sul mercato mondiale, caratterizzate dalla ricerca di una costante innovazione nella realizzazione dei loro prodotti.

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Da Enel alle PMI

A Stillwater, nel Nevada, si trova la prima centrale elettrica ibrida al mondo: per la produzione di energia combina geotermia, fotovoltaico e solare-termico. Ed è una realizzazione made in Italy, firmata da Enel Green Power. Non un caso isolato, ma uno dei molti esempi di leadership italiana nell’industria delle rinnovabili. Per restare nell’ambito Enel, la multinazionale italiana dell’ energia sta lavorando, insieme all ’Istituto Italiano di Tecnologia, allo sviluppo dei pannelli solari 4.0, in cui al posto del silicio si utilizza come materiale di costruzione di base il grafene.

Francesco Starace, A.D. e D.G. Enel

Ovvero quella particella bidimensionale che deriva dalla grafite (e che per lo più è stata usata finora nelle nanotecnologie) e che ha straordinarie caratteristiche di flessibilità, resistenza, trasparenza e conducibilità. Un pannello solare in grafene per esempio, può essere trasparente, e può essere istallato al posto delle finestre o delle vetrate delle nuove costruzioni; è un pannello solare in cui gli elettronici passano più rapidamente da un punto all’altro, grazie all’utilizzo di una materia prima a elevata conducibilità, è più efficiente.

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!mpianto di San Filippo del Mela, Messina (da Magaldi News ottobre 2016)

Enel è un gigante, ma l’industria italiana dell’energia rinnovabile è fatta di tante aziende di varia dimensione, da PMI con la capacità di cambiare le regole del gioco nella propria nicchia: come il gruppo salernitano Magaldi, che ha inventato il solare a sabbia. Il brevetto STEM (Solar Thermo Electric Magaldi), prevede l’uso, al posto dei sali minerali usati nei silos dove l’energia viene prodotta per riscaldamento dell’acqua, di granelli di sabbia in un letto d’aria: minore attrito, più energia, minori costi. Una tecnologia disruptive perché riesce a catturare energia solare e a trasformarla in energia termica che può essere stoccata ed estratta quando necessaria. La tecnologia in Italia è operativa nell’impianto di San Filippo del Mela, Messina, di A2a.

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Giuseppe Moro, presidente e AD Convert

Un altro esempio è l’azienda romana Convert che è uno dei leader mondiali nella produzione di tracker, i sistemi per orientare i pannelli solari in base al sole. Tra i diversi brevetti spicca un inseguitore monoassiale modulare  facilmente integrabile con le tecnologie più utilizzate nel settore, che consente l’incremento della performance dei parchi fotovoltaici.

Enel, TERNA e la tecnologia dello stoccaggio

Un patrimonio tecnologico importantissimo quello delle aziende italiane del settore e che può creare un’immensa ricchezza nel mondo carbon free che da più parti si preconizza. Un mondo che si avvicina sempre più man mano che diminuisce il costo delle batterie: infatti l’unico problema delle energie rinnovabili è stato finora che, per loro natura, sono intermittenti. Non sono cioè sempre disponibili – ma solo in presenza degli elementi naturali da cui derivano – e in assenza di stoccaggio non possono sostituire del tutto le fonti fossili.

Ma anche da questo punto di vista l’industria nazionale muove dei passi in avanti. Secondo l’ultimo rapporto osservatorio sulle energie rinnovabili Oir della società di consulenza Agici, che analizza sistematicamente le filiere produttive delle rinnovabili italiane ed internazionali concentrando l’attenzione sulle tematiche industriali, sull’innovazione e sulla finanza, il calo dei prezzi per lo stoccaggio potrà essere del 50% entro il 2020. Nello stesso rapporto si legge che l’Italia è uno dei Paesi di punta anche in questo settore, grazie soprattutto agli investimenti di Enel e Terna; settore che varrà 1,35 miliardi nel 2020. Un quadro quindi caratterizzato da singoli forti elementi soggetti innovativi , che ben si confrontano con il mercato internazionale. E in Italia?

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Il ruolo centrale del fotovoltaico

Delle 220 società rappresentate da ANIE Rinnovabili  la parte del leone la fa da sempre il gruppo del fotovoltaico. Un comparto in passato drogato da incentivi che sostenevano sì la costruzione di nuovi impianti, ma attribuivano all’ energia valori del tutto fuori mercato; un meccanismo che ha avuto come effetto collaterale la nascita di miriadi di imprese che non sarebbero sopravvissute alla fine degli incentivi stessi. Oggi il fotovoltaico vive una stagione nuova in cui è costretto a camminare sulle proprie gambe.

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Alberto Pinori, presidente di Anie Rinnovabili
La fine della stagione degli incentivi

Il mercato del fotovoltaico (che, come dicevamo sopra, continua a essere il più importante in termini dimensionali) si regge soprattutto sullo zoccolo duro del residenziale, che dal 2014 si sta consolidando, mentre ha sofferto l’ambito commerciale e industriale, soprattutto per gli impianti sopra i 100 kW.«La stagione degli incentivi è definitivamente conclusa», dice a Industria Italiana Alberto Pinori, presidente di ANIE Rinnovabili. «Esiste però un modello sostenibile legato alla premialità verso chi usa energia rinnovabile, siano esse famiglie o imprese». In questo modello nuovo vincono le imprese che eccellono dal punto di vista della manifattura, che sono in grado di realizzare impianti tecnologicamente all’avanguardia e a costi sostenibili, e in un momento storico in cui, soprattutto in ambito industriale, la necessità di dare seguito a politiche di efficienza energetica è impellente.

Pannello fotovoltaico

Fotovoltaico: finora per le case ma non per le industrie

In generale, secondo le cifre dell’ Osservatorio ANIE FER ( Fonti rinnovabili di energia ) – Dati Gaudì – TERNA (Gestione Anagrafica Unica degli Impianti, il sistema che consente di comunicare tutti i dati anagrafici e tecnici degli impianti e delle unità di produzione ndr ) quanto alle nuove installazioni, il 2016 è stato un anno di ripresa per il fotovoltaico con 369 MW di nuova potenza installata. Ma appoggiarsi allo zoccolo duro del residenziale non è sufficiente: «Servirebbe un intervento per spingere le installazioni industriali e ANIE Rinnovabili lo ha proposto al Mistero per lo sviluppo e a quello per l’ambiente. Finora non ci hanno ascoltato. »

«Nel 2016- denuncia Pinori – a penalizzare il settore è intervenuto anche il clamore suscitato dalla riforma del meccanismo dei TEE, i titoli di efficienza energetica, più noti come certificati bianchi.» Sono questi i titoli che certificano i risparmi energetici conseguiti da vari soggetti attraverso la realizzazione di specifici interventi, titoli che possono anche essere scambiati nel mercato secondario tra chi li possiede in eccesso e chi non ha raggiunto gli obiettivi di efficienza stabiliti. Il nuovo meccanismo considererà l’apporto delle FER all’efficienza energetica in termini di riduzione dei consumi energetici; pertanto non si valorizzerà più l’apporto delle FER all’efficienza ambientale, con effetti quindi penalizzanti.

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La riforma tariffaria incide negativamente sulle altre fonti rinnovabili

Un altro elemento deterrente, a parere di Pinori, è stata la riforma tariffaria degli oneri generali di sistema. «Il quadro legislativo e quello regolatorio hanno originato molte incertezze sugli investimenti». Così, se il fotovoltaico può comunque chiudere l’anno con un bilancio positivo, l’eolico è arretrato in tema di nuove installazioni, anche se la produzione ha fatto registrare buone performance. «Il rallentamento è dovuto sostanzialmente ai ritardi nell’approvazione del decreto contenente i nuovi incentivi alle FER non Foto Voltaiche (FV), che come sappiamo è arrivato solo a giugno 2016», spiega Pinori.

«Al 30 giugno 2016 risultavano circa 900 MW di impianti ammessi agli incentivi del DM del 6 luglio 2012, ma non ancora in esercizio. Le ragioni sono molteplici, e in parte riconducibili al’azione degli operatori del mercato, ma non possiamo dimenticare che l’eolico è vessato da iter autorizzativi che richiedono lunghe tempistiche ed è contrastato da provvedimenti regionali specifici».

Alcuni elementi parzialmente positivi ci sono nell’analisi di Pinori. Ad esempio la misura del prolungamento sino al giugno 2017 della scadenza di presentazione delle domande per l’accesso diretto alla tariffa incentivante, «su cui ANIE rinnovabili si è molto data da fare per tutte le FER non fotovoltaiche. Ma la misura resta insufficiente perché, non essendoci ancora indirizzi politici che traguardino un arco temporale che va oltre il 2017, tra maggio e giugno si arresteranno tutte le iniziative di sviluppo e progettazione». E forse questo spiega il boom dell’eolico nel primo trimestre del 2017, che ha segnato anno su anno una crescita del 270% della potenza totale degli impianti connessi in rete. L’abbuffata prima del digiuno.

170426 Osservatorio FER - dati Gaudì - Marzo 2017z

Un panorama difficile da decifrare

In generale, i dati del 2016 mostrano un panorama difficile da decifrare. Per quanto riguarda l’entrata in esercizio dei nuovi impianti FER non programmabili, c’è stata una battuta di arresto con il -19% rispetto alla potenza installata nel 2015. Da un lato il fotovoltaico ha segnato una crescita del 22% con 369 MW di nuove installazioni, dall’altro eolico e idroelettrico hanno fatto registrare un forte rallentamento, rispettivamente del -40% con 290 MW e del 33% con 79 MW . Detto questo nel primo trimestre del 2017 il trend sembra in ripresa anche per l’idroelettrico, oltre che per l’eolico, mentre il solare segna un leggero calo.

In generale, gli impianti di piccola taglia hanno avuto, nel 2016, il sopravvento su quelli di grande taglia con 309 MW sui 738 MW complessivi (42% circa) e con 43.578 impianti su 45.326 complessivi (96% circa). «Sicuramente è difficile interpretare questi dati in maniera univoca: c’è stato un calo nel 2016, ma il 2015 è stato un anno molto forte e non si può prescindere da questo dato: il trend complessivo è sicuramente di crescita», afferma Pinori.

Il futuro delle FER da salvaguardare nella definizione della strategia energetica del Paese

Il futuro, tuttavia, non è assicurato. E a tracciarlo sarà, secondo ANIE Rinnovabili, la nuova Strategia Energetica Nazionale, (SEN) un documento prospettico che definisce le politiche energetiche del Paese, che il Ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda intende presentare nel corso di maggio.«Un documento fondamentale per le industrie del settore», così lo definisce Pinori, che continua: «Se il sistema Italia, Governo e istituzioni, non farà nulla sulle energie rinnovabili, dal 2023 incomincerà un calo di costi per le Fonti energetiche rinnovabili (FER), ma anche un calo significativo della produzione. Il costo si abbasserà progressivamente fino al 2030 e dal 2031 e 2032 ci sarà un crollo drastico che lo porterà quasi a zero. Questa riduzione potrebbe condurre a sua volta a una drastica diminuzione della produzione da FER perdendo quanto investito e quanto di buono fatto fin ad allora. Per questo è necessario pensare a un nuovo investimento del nostro Paese da qui al 2030 e anche dopo il 2030».

Gli scenari secondo ANIE

Gli scenari possibili secondo Anie sono tre: uno, drammatico, inerziale, in cui non viene destinato alcun supporto reale allo sviluppo delle FER. Uno di rinnovamento, che consiste nel mantenimento di quanto già esiste. E l’ultimo, che prevede un incremento degli investimenti verso le FER per arrivare al 48,8% di produzione da FER sull’elettrico entro il 2030. «Questo terzo scenario è quello che auspichiamo – continua Pinori – Al 2015 abbiamo 51 GW da FER di installato e 108 TWh di produzione pari al 33%. Per il 2030 vorremmo arrivare a 75 GW e 155 TWh di produzione (nell’ipotesi di bassi consumi in Italia) e 83 GW e 167 TWh (nell’ipotesi di alti consumi), in entrambi i casi centrando l’obiettivo del 48,8 %. Per l’eolico stimiamo di andare di poco oltre il raddoppio dell’installato a fino ad arrrivare a 19/20 GW a seconda dei consumi, partendo da un valore attuale di 9 GW. Per il fotovoltaico invece le stime sono di 30/37 GW dagli attuali 18 GW».

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Tabella dal Rapporto SEN

Gli orientamenti italiani da inserire in un quadro europeo

L’inveramento di questo o quello scenario dipenderà quindi da come sarà strutturata la Strategia Energetica Nazionale , che si dovrà inserire in un grande momento di fermento legislativo in Europa: da dicembre la stessa Anie sta analizzando il pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”, otto proposte legislative che modificheranno radicalmente il settore energetico europeo entro il 2030. «Sul fronte italiano – commenta Pinori – è fondamentale che la SEN definisca non solo gli indirizzi di politica energetica del Paese al 2030 secondo le direttrici individuate dagli ambiziosi obiettivi europei per le FER elettriche, ma implementi anche misure legislative che traducano gli indirizzi e diano stabilità legislativa e normativa.

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Tabella dal Rapporto SEN

Tra le proposte ANIE superammortamento e detrazioni fiscali

E’ necessario che la SEN sia un documento programmatico sul quale i futuri governi imposteranno la politica energetica del paese.- prosegue Pinori- Quello di cui necessita l’ Italia sono misure che traguardino il 2030 senza aspettare che si giunga al 2020, in modo da rendere più graduale la crescita delle FER nel mix energetico del nostro paese». L’efficienza energetica e le fonti rinnovabili, anche nei trasporti, costituiranno i due pilastri fondamentali della strategia. Le proposte di Anie per dare gas al settore sono diverse e applicabili a vari ambiti; da quella che propone l’applicazione del superammortamento per investimenti su impianti FER, fino alla detrazione fiscale per le imprese che attuano interventi di bonifica da amianto, di isolamento termico delle coperture e di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili , solo per fare qualche esempio.

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Tabella dal Rapporto SEN

«Riguardo alle FER bisognerà continuare a sostenerle, anche se probabilmente con meccanismi diversi da quelli visti finora e conformandole alle linee guida europee sugli aiuti di Stato. L’era degli incentivi è sicuramente finita, ma ci sono meccanismi di premialità che funzionano per chi fa uso di FER. In generale questa è una materia complessa e sinceramente non so se nemmeno a livello istituzionale si abbiano le idee chiare a riguardo. La prospettiva al momento resta ancora troppo indefinita per esprimere una valutazione».

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